• Ing. Alberto Scanziani

La tua narrazione aziendale: una o trina?

Aggiornato il: gen 2



Quando seguo corsi di marketing inerenti la comunicazione aziendale capita che si insista sulla necessità di avere una narrazione aziendale ovvero di una specifica modalità comunicativa verso l’esterno – fatta di toni e contenuti – capace di veicolare l’identità aziendale unitamente a valori, missione e visione.


Capita altresì di vedere declinati gli archetipi comunicativi aziendali in 12 categorie, come indicato nell’immagine




Credo che su questo si possa essere d’accordo; noi stessi manager e professionisti possiamo identificarci in uno o più di questi archetipi (meglio se pochi, eh!)


Chi svolge il mio mestiere di Temporary Manager impegnato all’interno delle aziende scopre però che la narrazione prodotta verso l’esterno spesso non coincide con quella imperante - o strisciante - all’interno dell’azienda.


La seconda narrazione. Quella dell’imprenditore


Parecchi anni fa - prima di intraprendere la carriera di libero professionista - mi trovai a ricoprire il ruolo di Direttore Commerciale in una media azienda in cui l’imprenditore avrebbe gradito dalla mia funzione un atteggiamento aggressivo e di schiacciamento dall’alto, in particolare verso i sottoposti e gli agenti. Dunque archetipo del Sovrano (meglio detto del Tiranno) in base alle tipologie viste sopra.

In questo caso la narrazione dell’imprenditore non era per nulla allineata a quella aziendale. Per fortuna.


è la narrazione dell'ego imprenditoriale

Ora che svolgo la professione di Temporary Manager devo interagire con numerosi imprenditori e mi trovo all’interno di narrazioni tanto diverse quanti sono i medesimi: questo perchè spesso prevalgono le narrazioni personali rispetto a quelle - più formali o artificiali - dell’azienda.

Esse sono riflesso non solo di visioni aziendali e di modalità di gestire il business ma anche di situazioni personali e familiari. Soprattutto familiari vista la tipologia delle nostre PMI.


Per motivi facilmente comprensibili mi trovo a dover inserirmi nell’alveo della narrazione dell’imprenditore, a farmi trasportare dalla sua corrente senza per questo farmi travolgere, in modo da mantenere la necessaria lucidità, neutralità e capacità di super-visione che un manager esterno deve assolutamente salvaguardare. Per svolgere il meglio possibile il suo incarico e dare la ricchezza del suo contributo di molteplici esperienze aziendali.


La terza narrazione. Quella dell’azienda al suo interno


Se fossi dissacrante direi che è la narrazione dei dipendenti al distributore automatico del caffè.

Meglio detto, sono il pensiero, la visione, le attitudini e la condotta delle persone all’interno dell’azienda.


è la narrazione del lavoro quotidiano

Quasi mai coincide con la narrazione aziendale e tanto meno con quella dell’imprenditore.


Nel mio ruolo non devo farmi trascinare in questa narrazione - a differenza di quanto avviene con quella dell’imprenditore - e nemmeno scontrarmi con essa: preferisco rapportarmi ad essa come in un contraddittorio, alla ricerca di alleati ma senza perdere l’obiettivo di un confronto costruttivo. Di questa narrazione a mio avviso va colto il meglio, nel tentativo di armonizzarla alle due precedenti narrazioni.


Sei d’accordo con questa visione trina della narrazione? Mi piacerebbe conoscere la tua esperienza.



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