Meccanica italiana, timori di un sorpasso da Est
- Ing. Alberto Scanziani
- 6 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 10 nov 2025

In un articolo del Sole 24 ore della scorsa settimana dal titolo “Corre il deficit della Germania con la Cina” è scritto che “Anche grazie ai massicci aiuti elargiti dal regime di Pechino, le aziende cinesi sono diventate più forti e più competitive, anche nei settori tradizionali dell’industria tedesca: non solo nell’auto, dove la decisa sterzata verso l’elettrico ha fatto perdere quote di mercato ai concorrenti stranieri, ma anche nella meccanica”
quello che vale per la meccanica tedesca può valere anche per noi
Già in questo mio post su LinkedIn avevo analizzato, dati alla mano, come la domanda mondiale di macchinari è soddisfatta oggi più dall’Est mondiale che dalla vecchia Europa.
Un sorpasso da Est. A questo può aver contribuito la sciagurata politica daziaria USA, per la quale paesi come la Cina stanno diversificando - e inondando - Paesi terzi con i loro prodotti.
Desidero documentare questo aspetto mostrando la seguente tabella gentilmente fornita da Marcello Antonioni di Exportplanning
Essa mostra le variazioni tendenziali 2025 vs 2024 delle esportazioni di beni strumentali da parte dei principali Paesi produttori

Al di là del valore assoluto, è facile notare come la Cina ed in seconda misura anche il Giappone godono di una crescita percentuale delle esportazioni rispetto al 2024: per noi e la Germania vale l’opposto, salvo per qualche tipologia di macchinari (imballaggio in primis).
stiamo perdendo quote di mercato proprio in alcuni dei settori di maggiore specializzazione storica
La controprova di questo è evidente analizzando l'andamento dei volumi del settore delle fonderie che, secondo Assofond, rischia di essere ancor peggio del 2024 che pure fu negativo.
Come uscirne?
Non abbiamo la pretesa di fornire soluzioni ad una congiuntura così negativa e così complessa per la meccanica italiana, ma per ridurre il danno possiamo affermare che le aziende:
a livello commerciale, devono condurre un’analisi serrata dei Paesi dove sta rapidamente crescendo l’industrializzazione (ad esempio la Germania ha tenuto da poco i “Turkmenistan Economic Days”) per poter esportarvi i nostri macchinari ed equipment;
per le aziende più piccole e poco avvezze a guardarsi in giro, reperire le competenze per efficientare lo sviluppo del business in nuovi settori;
va modificata l’organizzazione della produzione per rendere efficiente - e redditizia - anche la realizzazione di piccole serie (molte aziende storcono ancora il naso su questo, compresi miei clienti), per adattarsi a volumi produttivi che nel medio termine saranno comunque ridotti;
va mantenuto altissimo il livello di innovazione, controllando a vista i competitor asiatici, certamente esperti in automazione e AI, cioè nella “servitizzazione” dei macchinari (secondo il ceo di NVIDIA la Cina potrebbe battere gli USA nella corsa alla AI, grazie ai bassi costi e regole meno restrittive); la meccanica è sempre più intrisa di AI e chi non la implementa rischia di trovarsi spiazzato;
sempre per la meccanica, occorre investire in tecnologie, macchinari e Certificazioni per servire nicchie ad altissima tecnologia, come Difesa e Aerospace; almeno in questi settori la UE sta creando un forte background industriale affermandosi come player mondiale;
per quanto riguarda la subfornitura, è consigliabile estendere i servizi tecnologici a valore aggiunto offrendo il più possibile prodotti ed insiemi meccanici completi di trattamenti e finiture, accentrando più livelli della supply chain, rispondendo così al crescente bisogno di accorciarla;
E’ chiaro che devono necessariamente arrivare contributi diretti ed indiretti (es. costo dell’energia) dal Sistema per quanto sopra indicato: in Cina ci sono eccome, in Germania ci stanno lavorando, da noi molto meno.
Temo che molte imprese non si stiano rendendo conto della rapida evoluzione del contesto tecnologico-manifatturiero mondiale: se nel suo insieme l'Europa soffre, numeri alla mano, un arretramento del suo posizionamento, che ne sarà delle piccole aziende?
Mi verrebbe da dire che è venuto il momento di ragionare sulle sinergie tra aziende, superando la visione microcosmica ancora in voga e giustificata, forse, quando di lavoro ce n'era per tutti.
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