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Per le PMI industriali diventa urgente sviluppare nuovo business

Immagine del redattore: Ing. Alberto Scanziani
Ing. Alberto Scanziani
5 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 4 giorni fa

Andamento produzione industriale italiana - Agosto 2026
Produzione industriale agosto 2026 - dati ISTAT

Nel Rapporto previsionale autunno 2026 di Confindustria l’incipit è:


“Scambi mondiali in forte crescita… Nei primi sette mesi del 2026, in volume, hanno superato del 9,5% il livello raggiunto nel 2024 e del 18,4% il livello pre-pandemia (2019).  Una dinamica più che doppia rispetto a quella registrata dalla produzione industriale (+3,8% sul 2024 e +8,8% sul 2019). Trainano Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Cina, responsabili di due terzi della crescita. Anche gli USA contribuiscono ma con una intensità più contenuta. Ferma l’Europa.”


Poco oltre si parla di “riconfigurazione delle filiere globali” spinta soprattutto dai dazi USA e dall’espansione degli scambi high-tech, con l’Europa spettatrice schiacciata tra USA e Cina.


Da una parte questo scenario, dall’altra una produzione industriale italiana sempre in crescita dello zero virgola (+0.3% tendenziale nell’ultima rilevazione ISTAT, agosto 2026). L'andamento della produzione industriale italiana raffigurato in copertina è spietato: dal 2024 non c'è più stata risalita dopo il picco post-Covid.


Come spiegare la nostra stagnazione manifatturiera con la vivacità degli scambi globali?


Credo che la risposta è già stata data sopra: l’industria italiana non riesce ad inserirsi nelle filiere globali in crescita. Rimane (quasi) ferma al palo del proprio business storico. Con tutte le sue eccellenze, senza crescere.

Quanti leggono con attenzione i media non possono non osservare questo fenomeno; non serve avere sotto mano chissà quali analisi statistiche per capire la congiuntura attuale, immobile da due anni.

Tre giorni fa leggevo un articolo su Vicenza Today circa la crisi di 27 aziende locali della meccanica, in particolare nella metallurgia.


Nel mio piccolo osservatorio legato soprattutto alla meccanica vedo come le aziende faticano a staccarsi dalla quotidianità e ad alzare lo sguardo verso il mercato, per capire come e dove muoversi per sviluppare nuovo business, salvo poi lamentarsi della congiuntura.


per queste aziende la situazione non migliorerà a meno che siano esse a migliorarla

Fortunatamente questo fenomeno è mitigato dagli accordi commerciali: ad esempio “nei primi tre mesi di applicazione dell’accordo UE-Mercosur, maggio-luglio 2026, le esportazioni italiane verso l’area sono cresciute del +10,0% rispetto allo stesso periodo del 2025, un aumento quasi doppio rispetto a quello registrato verso l’insieme dei paesi extra-UE (+5,9%)” recita sempre Confindustria.


Ma quali sono le filiere più dinamiche per sviluppare nuovo business?


Questa è la domanda alla quale molte aziende devono trovare una risposta.

Nella meccanica ad esempio un po’ di ossigeno deriva dai macro-settori della Difesa, Aeronautico (sempre più a braccetto con la Difesa, vedasi l’evoluzione di Leonardo), elettrico, energetico. Grazie a questi settori l'industria dei beni strumentali sta tirando un po' il fiato, tirandosi dietro tutta la filiera.

Vi sono poi le nicchie high tech ma sono appannaggio di pochi (penso all’idrogeno, la robotica avanzata, lo spaziale).


lo scenario previsionale di Confindustria per il 2027 è peggiorativo rispetto al 2026

Le aziende dovrebbero darsi la priorità di annusare costantemente le ridistribuzioni delle filiere e le loro dinamiche e capire in quale punto posizionarsi in esse. L’analisi della migliore concorrenza e la frequentazione del mondo Associativo potrebbero aiutare a farlo.


Servono tempi non brevi per padroneggiare queste dinamiche al punto da prendere corrette decisioni strategiche. Non si tratta qui semplicemente di trovare nuovi clienti ma di ripensare il modello di business in modo tale da essere “accolti” nelle filiere più dinamiche.


E non è detto che qualche filiera si stia sviluppando dietro casa. Mi viene in mente il lavoro che in questo senso vedo fare da Confindustria Bergamo con le 4 aree di interesse (AI, Aerospazio, Nucleare, Idrogeno). Ma anche in Piemonte con la riconversione dell’automotive.


se le aziende aprono (abbastanza) gli occhi scoprono di non essere sole

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