Come capire se un settore industriale tira
- Ing. Alberto Scanziani
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min

Quando un’azienda desidera avviare un’azione di sviluppo commerciale deve chiedersi, in primis, in quale settore agire.
Anche qualora un’azienda si rivolga ad un solo settore merceologico e valuti in quali Paesi espandersi, dovrà passare per l’analisi di settore in quei Paesi.
prima di tutto c’è l’analisi di settore ovvero l’analisi della domanda
Quasi tutti fanno queste analisi, secondo metodi tradizionali quali:
confronto con fornitori di merci e servizi (compresi trasporti e logistiche)
confronto con clienti
ascolto dei media, del mondo associativo, delle filiere
analisi sul web (già di meno qui)
Si tratta poi di fare una sintesi ragionata delle informazioni e dei punti di vista raccolti, che possono anche essere contraddittori.
Eppure per esperienza vedo che sono poche le aziende con le idee chiare su questo tema, soprattutto aziende che possono rivolgersi a numerosi settori (penso alla subfornitura).
Come analizzare le dinamiche di un settore industriale in ottica export
Nella mia attività di Temporary export manager per le aziende industriali ho imparato ad utilizzare i dati per capire se un settore industriale tira: abitualmente uso la piattaforma Exportplanning.
Ecco le fasi che seguo abitualmente:
come attività preliminare, verifica dei dati più recenti ICE inerenti la produzione industriale per macro-settori merceologici: in tal modo si ha un’idea qualitativa esatta delle dinamiche settoriali industriali;
determinazione del codice prodotto più rappresentativo del settore (possono essercene molteplici, in tal caso considero i più rappresentativi)
dati mensili di fatturato (fonti ISTAT/Eurostat), in valori correnti, a livello Italia e paesi UE;
dati mensili di produzione (fonti ISTAT/Eurostat), a prezzi costanti, a livello Italia e paesi UE
dati mensili di commercio estero, sia nei valori correnti che a prezzi costanti.
In aggiunta a quanto sopra, è sempre utile considerare quanto segue:
analisi delle principali destinazioni mondiali del prodotto/i sia da parte Italia che UE;
analisi dei principali Paesi competitori per quel prodotto/i nell’ultimo anno solare disponibile e variazioni tendenziali per l’anno in essere: ciò serve a capire con quali Paesi ci si deve confrontare; non è lo stesso confrontarsi con la Germania o con la Turchia
Sembra un processo articolato ma con l’abitudine e la padronanza degli strumenti può essere fatto velocemente.
In sintesi occorre ragionare su:
situazione del commercio mondiale per quel settore a prezzi correnti e costanti;
andamento della produzione e dell’export sia italiano che del nostro mercato di riferimento, la UE: ragionare su scala UE aiuta a cogliere meglio le dinamiche settoriali; capita che la produzione italiana sia stagnante a fronte di una dinamica di domanda globale in crescita (è il caso di molti beni strumentali nel 2025)
principali destinazioni dell’export italiano ed UE: non è detto che l’Italia sia in grado di abbracciare un numero significativo di Paesi, cosa che invece potrebbe fare l’export UE nel suo insieme, dando così informazioni preziose;
analisi dei Paesi competitori
Insisto sulla necessità di ragionare separatamente sia a prezzi correnti – necessari per valutare i pesi reali dei Paesi di destinazione del prodotto/i, i termini competitivi tra i Paesi ed i trend degli scambi futuri - che a prezzi costanti, per capire le dinamiche reali dei volumi prodotti ed esportati, cioè per cogliere al meglio l’andamento della domanda.
A questo riguardo segnalo che ExportPlanning ha da poco avviato il servizio "Banca Dati di Dichiarazioni Doganali": https://www.exportplanning.com/pages/on-demand-presentazione/#/doganali. Esso fornisce, per un dato insieme di codici doganali e paesi, i dati mensili di commercio estero, nei valori e nelle quantità, proprio con la finalità di capire dove (in quale settore e mercato) orientare le attività di sviluppo commerciale di una data impresa.




Commenti