Entrare nelle filiere industriali globali più dinamiche? bello ma non posso
Aggiornamento: 26 ott

Le indagini congiunturali di Federmeccanica sono molto interessanti perchè consentono di cogliere dinamiche industriali che difficilmente emergono dai media. Solo qualche analista le prende in considerazione per non essere preso, a sua volta, in considerazione.
Nell'industria meccanica, principale fonte di PIL per l'Italia, il tam tam di questi mesi riguarda la necessità di diversificare l'attività per non vedersi messi all'angolo in un mercato globale fortemente mutevole.
Per fare questo occorre saper posizionarsi in filiere nuove che, sia per settore merceologico che per localizzazione geografica, sono caratterizzate da dinamiche positive nel medio periodo.
la stragrande maggioranza delle aziende dell'indagine non sa attivarsi nelle più promettenti filiere industriali
E' ancora l'Automotive la filiera della meccanica - ma la chiamerei meccatronica ormai - dove sono attivate nuove produzioni secondo l'indagine, vedi immagine di copertina.
L'Automotive? quella considerata - da anni - più in sofferenza di tutte?
Nell'ultima colonna la percentuale di aziende che "non ha nessuna attivazione per diversità del core-business aziendale": 57%.
A questo si aggiunge un 8% bloccato da barriere varie.
Perchè due aziende su tre non riescono ad entrare nelle filiere industriali globali più dinamiche?
L'argomento è complesso ma di primo acchito verrebbe da dire:
mancanza di competenze e di risorse interne dedicate?
governance familiare poco propensa a fare sacrifici per investire in nuovi business?
management troppo assorbito dalle gestioni abituali e quindi saturo?
mancanza di visione strategica?
mancanza di un osservatorio dati?
mancanza di presidio di mercati remoti?
mancanza di competitività?
oppure modello di business basato sulla subfornitura, molto frequente nella meccanica
Quanto sopra può valere per le PMI industriali, meno per le aziende medio grandi, diciamo la terza e quarta categoria per classe di ampiezza di Federmeccanica. Eppure l'indagine parla chiaro: due aziende meccaniche su tre.
i risultati dell'indagine sono spiazzanti se pensiamo alle eccellenze italiane della meccatronica, evidentemente un frazione minoritaria
Sul versante delle filiere, grazie ai dati di commercio internazionale di Exportplanning, "è possibile confermare come nei primi sette mesi del 2026 gli scambi internazionali di beni abbiano mantenuto un ritmo di espansione sostenuto, mostrando anzi un relativo rafforzamento."
Con buona pace della stagnazione della produzione industriale italiana di questi ultimi anni, vedi questo post.
Nell'immagine sottostante è riportato l'andamento reale (cioè a prezzi costanti) della domanda mondiale secondo le principali Industry nei primi sette mesi del 2026:

Per capire la tabella serve ancora Exportplanning:
"Tra le diverse componenti del commercio mondiale, sono soprattutto i Beni di investimento (in arancione) a mostrare il rafforzamento più significativo del ciclo, con una crescita che nei primi sette mesi del 2026 raggiunge il 26% a prezzi costanti. All’interno del comparto, quasi tutte le principali famiglie di prodotto registrano una dinamica superiore a quella osservata nel biennio precedente, con la sola eccezione dei Macchinari (F4).
Il contributo alla crescita risulta tuttavia fortemente concentrato. A trainare gli scambi sono soprattutto i prodotti legati all’ICT (F1) e alla Componentistica elettronica (D1) – CPU, processori, semiconduttori e infrastrutture digitali – sostenuti dalla rapida espansione degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale. A questi si affianca l’Elettrotecnica (D4), favorita dalla crescente domanda di componenti e sistemi per la distribuzione e la trasformazione dell’energia.
AI, infrastrutture digitali ed elettrificazione emergono quindi come i principali motori dell’attuale ciclo degli investimenti, attraverso dinamiche peraltro strettamente interconnesse: l’espansione della capacità di calcolo richiesta dall’AI accresce il fabbisogno energetico e, di conseguenza, gli investimenti nelle infrastrutture necessarie a produrre, distribuire e trasformare l’energia."
E ancora:
"A emergere con maggiore evidenza è il ruolo degli scambi intra-Asia, che forniscono il contributo più significativo alla crescita. La maggiore dinamicità dell'Area è strettamente connessa anche alla composizione settoriale dell'attuale fase espansiva: una parte rilevante delle filiere dell'elettronica, dei semiconduttori, dell'ICT e delle tecnologie avanzate è infatti concentrata nella Regione.
La polarizzazione settoriale e quella geografica tendono quindi a rafforzarsi reciprocamente: proprio i comparti che stanno trainando il commercio mondiale hanno nell'Asia uno dei principali baricentri produttivi e commerciali."
le dinamiche delle filiere industriali sono fortemente condizionate dalla domanda
Ecco perchè tutte le analisi dovrebbero scaturire dal monitoraggio della domanda a livello globale. Questo può non valere per le PMI che agiscono a livello nazionale o comunque con raggio d'azione limitato, che devono naturalmente rapportarsi a scenari produttivi locali.
Credo che i dati rigorosi sopra riportati siano un'indicazione utile per comprendere le dinamiche delle filiere industriali globali: le nuove filiere industriali globali più dinamiche non sono quelle tradizionali delle nostre aziende né stanno nel nostro ambito geografico.
Questo potrebbe fornire una chiave di lettura dei risultati dell'indagine Federmeccanica.
Non vuol dire che le filiere tradizionali non "funzionino" più: semplicemente hanno dinamiche di crescita inferiori, che trovano riscontro nell'andamento piatto della nostra produzione industriale.




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